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Cavacon: ci rivediamo tra 10 anni

Ieri pomeriggio sono andato a Cava de’ Tirreni al Cavacon; in realtà era solo per il concerto dei Versailles la sera stessa, però uno approfitta e dà un’occhiata alla manifestazione. Ecco, un’occhiata bastava e avanzava, tanto per ciò che c’era da vedere: 3 stand in croce, due-tre di action figure, un paio di manga (tra l’altro neanche fornitissimi) e poi 3-4 stand che vendevano chincaglierie (anellini, orecchini) che parevano giusto lì per riempire. Per 5 euro mi pare un po’ troppo, considerando che una volta che sei stato lì mezz’oretta (volendo essere larghi) non c’era più niente da fare. Oltretutto stavi sotto al sole, ho visto spalle bruciate, persone che da yankees sono passate a pellerossa, lolite con la tetta due gusti fragola e panna: fino a metà seno rossa, poi avanti bianco latte (non sono io il maniaco, mi passa davanti la gente conciata così).

Certo, se gli stand sono pochi la colpa non è degli organizzatori ma degli espositori che non vengono, una manifestazione cresce col tempo, il Comicon magari anch’esso agli inizi era poca roba (ipotizzo). Pertanto, casomai ci fosse l’occasione, a Cava ci si rivede tra 10 anni (sempre che sopravviva, mi chiedo ad esempio se siano rientrati con le spese). A me sinceramente ha fatto tristezza e desolazione, tant’è che non ho nemmeno comprato nulla (io ad ogni fiera, da buon nerd, DEVO portarmi qualcosa a casa).

Riguardo il concerto, i Versailles sono stati fantastici e molto disponibili, si lasciavano anche toccare dal pubblico (qualcuna del pubblico penso volesse portarseli a casa visto come li tirava), da come parlava lo staff agli inizi del concerto pareva fossero divi assoluti scorbutici che se ne stanno distanti dal pubblico e se vedono una cosa sbagliata prendono e se ne vanno. Certo, non si potevano fare foto, c’era un tizio del loro staff che ogni tanto buttava uno sguardo e se ti vedeva con la macchinetta ti diceva di toglierla di mezzo.

Io comunque una foto col cellulare l’ho rubata, e che cacchio

Gli organizzatori invece sono stati pessimi, non riesco a credere che non si riescano a gestire 200 persone (più o meno): le si lasciano accalcare alle transenne prima di entrare e poi, dopo 3 ore di attesa, si pretende che se ne stiano indietro una volta che le transenne sono state tolte. Va bene che la gente deve avere buon senso e se uno ti dice “State indietro sennò non si comincia a suonare” tu devi farlo, ma chi organizza un concerto non si affida mica al buon senso delle persone (soprattutto se sono state ad aspettare ore). Non si mettono le transenne orizzontali in modo da far creare una calca che poi travolge le persone, le transenne si mettono a zig-zag in modo da creare una fila incolonnata e che non possa fare pressione in un solo punto e non creare un effetto imbuto. In questo modo, quando è l’ora di far entrare le persone, si passa uno alla volta e gli addetti possono anche controllare chi ha il biglietto (o il braccialetto, come in questo caso). Io ho visto scene assurde, persone dello staff che cercavano di placcare la gente per controllarla, da una parte è colpa dell’isterismo di certe giappominchia poser-loli, ma dall’altra chi ha gestito l’evento non doveva mettersi in questa situazione.

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2011 in Senza categoria

 

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Situazioni normali

In una ipotetica situazione normale, il soggetto A (che ha un problema) parla col soggetto B, che ascolta e sta vicino al soggetto A.

Non mi sembra una situazione astrusa, eppure sto cominciando a convincermi del contrario, ho come l’impressione di portare avanti una tesi strana e/o inopportuna.

La realtà distorta (che ora pretende di sostituirsi alla realtà normale) è che A se ne sta zitto e B si fa i fatti propri. Tra due persone che dovrebbero essere qualcosa in più di due conoscenti occasionali (a cui magari sarebbe comprensibile applicare la modalità distorta, tra due conoscenti è difficile che ci si confidi) non sembrerebbe una situazione normale.

Ma cos’è normale? Non lo so, non lo sapevo prima e ho ancor più dubbi adesso.

 
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Pubblicato da su 4 maggio 2011 in Senza categoria

 

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“É automatico!”…che tu sia una povera mentecatta

L’ennesimo spot televisivo (quello che cito nel titolo) che mi irrompe dallo schermo mentre io cercavo solo di accedere al televideo, mi ha ispirato una riflessione sulle donne presenti nelle réclàme televisive.

Tendenzialmente io direi che le donne negli spot si possano suddividere in 3 grandi categorie:

1 – Le fighe

2 – Le mamme fighe

3 – Le imbecilli/rincoglionite

Le fighe, beh, sono fighe, punto e basta. Il loro compito è essenzialmente quello di esternare la propria figosità (cosa che non richiede un grande sforzo intellettivo) per concentrare l’attenzione sul prodotto. Un cellulare, una macchina, una bevanda, un profumo…tutto può essere reso reclamizzabile dalle fighe.

Le mamma fighe. Esistono però alcune tipologie di prodotti che non possono essere reclamizzati dalle fighe qualsiasi. V’immaginate Belen che pubblicizza i tarallucci? No, dai, è fuori luogo. Certi prodotti come i biscotti, le merende o gli snakes devono contenere quel rimando atavico alla famiglia, luogo di sani valori e fonte di felicità. Quindi ci vuole una mamma. Ma mica una casalinga che s’ammazza dalla mattina alla sera, con i bigodini in testa, il grembiule e le borse sotto gli occhi? No, ci vuole la mamma figa. Quella che a manco trent’anni ha già tre figli,  che tutti contenti, dopo una giornata fuori a giocare, tornano a casa per mangiarsi la cotoletta di prosciutto cotto e silicone  esausto servita dalla nostra mamma figa tutta sorridente, appena uscita dal parrucchiere e perfettamente in ordine da capo a piedi. Grazie al cavolo che a tavola serve solo le cotolette, se passa la giornata in una beauty farm.

Le imbecilli/rincoglionite. Queste meriterebbero senza appello di essere messe in riga lungo un muro e fucilate da un plotone d’esecuzione. Sono snervanti. Sono quelle che debbono fare la ruota oh no! Proprio oggi che mi sono arrivate, accidempoli! Quelle che si presentano dalle amiche, costernate per avere i pruriti o per essere gonfie. Quelle che fanno canestro senza aver mai giocato a basket, ma tu ci pensi??? Quelle che non entrano in ascensore perché chissà quale fetore hanno paura di emanare. Insomma, tutte quelle che per motivi di salute sono ridotte dalla pubblicità a sembrare delle povere mentecatte, tal che ad un certo punto della mia vita io avevo cominciato a pensare che le donne si rincoglioniscano quando hanno un cerchio alla testa o il rubinetto mensile che perde . É una cosa che francamente non ho mai capito (il fatto che debbano sembrare delle rincoglionite in questo tipo di spot), se qualche sociologo/psicologo sa il motivo per cui una donna debba apparir così, che lo spiegasse.

 
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Pubblicato da su 2 ottobre 2010 in Senza categoria

 

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