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Il Fronte del Grillo Qualunque

Anche se con un po’ di colpevole ritardo, anche politici e media ora devono rendersi conto della novità rappresentata dal Movimento 5 Stelle, o, come tutti lo conoscono, il Movimento di Grillo. La storia del progetto, in realtà, non parte adesso, ma era stata volutamente ignorata, magari perché vista come una presa in giro o un gioco di un gruppo di ragazzi. Ora che il Movimento comincia a raccogliere i frutti del proprio lavoro, invece, la cosa non si può più ignorare.

L’ascesa dell’M5, per certi versi, la si può paragonare all’irruzione sul palcoscenico politico del Fronte dell’Uomo Qualunque, nell’immediato dopoguerra. Anche lo spirito alla base può sembra lo stesso: la critica ai partiti, il desiderio di dar voce al cittadino, o meglio, all’uomo qualunque. E, infine, il personaggio fondatore/ispiratore  del movimento (Guglielmo Giannini) aveva fatto della satira un mestiere. Anche l’uso dell’invettiva feroce contro i politici coevi sembra far assomigliare Giannini a Beppe Grillo.

Dall’Uomo Qualunque venne l’espressione dispregiativa di qualunquismo, che viene affibbiata anche all’M5, tacciato, inoltre, di anti-politica. L’ultima accusa  è quantomeno ridicola, visto che non si può fare anti-politica facendo invece politica attiva! È come fare la marcia su Roma e chiamarsi antifascisti. Il Movimento, in realtà, non si pone contro la politica, ma contro il tipo di politica che in questo momento storico governa il nostro Paese. Solo che i vecchi burocrati che guidano i partiti oggi rappresentati in Parlamento amano confondere le carte in tavola, per distogliere l’attenzione della gente e non far capire di essere loro stessi il problema. La gente, però, non è stupida e questo l’ha capito, così, complici scandali, crisi economica, le solite beghe tra burocrati di partito, si avvicina alla novità rappresentata dall’M5.

Attenzione, ho detto l’M5 e non Grillo: a parte che quest’ultimo è solo il megafono rumoroso del movimento, ma non credo che avrebbe tutto questo appeal politico; se a Parma al posto di Pizzarotti ci fosse stato il comico genovese dubito che l’M5 avrebbe passato il primo turno. Credo che la gente voti le facce nuove in sé, le facce pulite, ma non per simpatia per Grillo (se non fosse così credo che avremmo proprio toccato il fondo), per quanto possa essere uno sponsor efficace. Tant’è che Pizzarotti, una volta eletto, ha candidamente affermato che se ha vinto è stato per merito suo, Grillo ha seminato ma poi il lavoro l’hanno fatto localmente quelli del movimento della città ducale. Checché ne possano pensare alcuni sostenitori di Grillo che sono insorti a queste dichiarazioni, le cose, a mio parere, stanno così. Sinceramente i sostenitori accesi di Grillo non sono diversi, riguardo a forma mentis, dai sostenitori di Berlusconi: alcuni elogiano Grillo perché, secondo loro, potrebbe starsene in pensione tranquillo invece di girare l’Italia a fare comizi. Non vi ricordano quelli che ammiravano Berlusconi perché avrebbe potuto godersi i soldi ai Caraibi invece di stare in politica?

Sono questi “Uomini Qualunque” che mi spaventano, perché in loro è presente quel seme dell’-ismo che ci ha portato ai vari -ismi (qualunquismi, berlusconismi, fascismi…) del nostro Paese; attenzione, non vuol dire che chi sta con l’M5 sia un fascista, beninteso, credo solo che la base del movimento vada distinta dal vertice (ideologico) rappresentato da Grillo.

Questo perché credo che la base attualmente sia più eterogenea di quanto si pensi, avendo finito con l’inglobare  più radici movimentistiche che, presto o tardi, finiranno per divergere tra loro, dopo un picco massimo di popolarità. Esattamente quanto è successo al Fronte dell’Uomo Qualunque, che, una volta esaurita la propria spinta propulsiva, una volta toccata con mano la realtà parlamentare, si è estinto.

Non è una sentenza di condanna, la mia, anche perché del Movimento fanno parte ragazzi preparati, volenterosi e che non rappresentano degli anacronismi viventi come alcuni nostri politici. Ma credo, per l’appunto, che siano un elemento minoritario che ora è sovra-rappresentato.

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2012 in Senza categoria

 

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Buona fine e buon principio

Francamente, non riesco a capacitarmi della fine dell’era berlusconiana; eppure il trionfalismo di questi giorni sembra dare per scontato che Silvio Berlusconi abbia chiuso col governo di questo Paese.

Io sono tra gli scettici; anzi, m’immaginavo che nel suo videomessaggio sarebbe comparso così


Io dico che non finisce qua: ha i mezzi per potersi ripresentare alle elezioni, per l’ennesima volta, come il salvatore della Patria, l’unto del Signore che ci aprirà le porte del regno di Silvio. Gli italiani hanno la memoria corta, sono propensi ai “giri di valzer” e soffrono di nostalgia immaginaria (questo a causa della memoria corta): ai loro ricordi se ne sovrappongono altri totalmente fittizi ma che richiamano alla mente un’età dell’oro perduta, per la serie “quando c’era Silvio…”. Tra qualche mese son sicuro che cominceranno ad apparire i primi nostalgici, tenete d’occhio i luoghi affollati (bar, mezzi pubblici ecc…) è l’habitat dove vive e si riproduce il nostalgico immaginario.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2011 in Senza categoria

 

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Informati o riformati

Sono secoli che non guardo un telegiornale, almeno per intero. Il Tg1 uno è sparito, il telecomando si rifiuta anche di far funzionare il tasto 1 quando è l’orario. Il Tg2 va bene per ridere di un cinese che mangia gli spaghetti col naso (la invento ora ma non scommetterei che non ci sia stata una notizia simile). Il Tg3 di tanto in tanto all’ora di pranzo. Lasciamo perdere Mediaset, esistono telegiornali lì?

Poi c’è quello de la7, mi garba però le pose da maestrino di Mentana mi innervosiscono, così come la sua paternale al termine di ogni servizio.

Alla luce di questo non si può dire che io sia comunque una persona disinformata; internet non è solo facebook o altre cazzate, ci si può informare da lì. É chiaro che le fonti vanno selezionate e non ci si può affidare al primo sito che capita.

Mi chiedo quante persone oltre a me abbiano voglia di informarsi; c’è quello che se ne frega altamente, c’è quello che accende la tv e crede di essere informato e poi magari va a manifestare per Berlusconi e dice “i suoi processi sono cominciati appena è sceso in politica” – falso. Ma che gli vuoi dire ad uno così?

Mi chiedo quanta gente sappia che a giugno (il 12 ed il 13) ci sono dei referendum e soprattutto, quanta gente sappia di cosa parlano questi referendum.

Lasciamo stare se uno poi è per il “sì” o per il “no”, ma almeno sapere di cosa tratta e cosa c’è.

Invece niente, faccio zapping ed in tv sento solo confusione ma non viene spiegato nulla di utile.

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2011 in Senza categoria

 

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É questione di Fede

Osservando le persone che mostrano il loro sostegno a Berlusconi sono sempre sorpreso dall’aggressività verbale che dimostrano, tra l’altro che fuoriesce da persone insospettabili come anziani e casalinghe.  Sembrano pulsioni represse che trovano sfogo nella difesa dell’unico punto di appiglio che dia senso alla propria vita (religione? Ci tornerò più avanti). Ieri sera a Ballarò, nel servizio sulla manifestazione pro Silvio fuori la Procura, una signora che manifestava diceva che avrebbe volentieri cavato gli occhi alla Boccassini. Fortuna che parliamo del partito dell’amore.

Come diceva Bukowski, i migliori ad odiare sono quelli che predicano amore

 

Lo stesso atteggiamento aggressivo è riscontrabile nelle persone che seguono la religione. Nelle riflessioni che seguono mi concentrerò sui cristiani perché son quelli più facilmente osservabili. In genere, le reazioni che può avere un credente dinanzi ad una persona che afferma di non credere sono queste:

- diffidenza, prendere le distanze, sensazione di aver udito qualcosa di strano: è la reazione che avrebbe  una persona nel sentire un’altra confessare di  amare leccare i pavimenti, tanto per dire.

- scandalo, sensazione di fastidio e/o disgusto: come se gli si fosse appena detto di amare in modo viscerale le ragazzine in età prepuberale.

- rabbia, odio: in questo caso si verrà investiti da feroci invettive, si va da un generico “Hai il male dentro” ad un “É per colpa di quelli come te che c’è il male nel mondo” (il tedesco che accusa l’ebreo della disastrosa situazione della Germania; non voglio fare degli atei delle vittime come gli ebrei, ma il meccanismo alla base è il medesimo: trovare un nemico esterno su cui concentrare le pulsioni violente, perché frustrati dalle cose negative che si hanno intorno. Ovviamente non si cercheranno cause interne ma si focalizzerà l’attenzione verso un estraneo, un diverso). Poi ci sono quelli che la buttano sul senso di colpa: “Gesù è morto per salvare anche quelli come te”, sperando in una redenzione improvvisa, colti dal rimorso. Ancora, ci sono quelli che domandano “Allora che ci stai a fare sulla Terra”, probabilmente desiderando implicitamente una tua immediata sparizione dalla faccia del pianeta.

Probabilmente non avrebbero le stesse reazioni se l’interlocutore si professasse un credente, seppur seguace di un culto astruso o di un dio bisclacco;

-Lo sai? Sono un devoto della grande salamandra cosmica.

- Ah, ok.

Ma invece il non credente è un estraneo, un alieno, uno che si pone al di fuori di una cerchia di eletti.

Per dirla come Allen, sono clubs, sono elitari, tutti quanti. Alimentano il concetto di diverso, così si sa chiaramente chi bisogna odiare

Ecco, tralasciando un attimo il discorso religioso, l’atteggiamento di alcune persone verso Silvio Berlusconi è lo stesso. Berlusconi è amore, se non ami Berlusconi sei il male; Berlusconi potrebbe godersi i suoi soldi invece sta al governo per il bene dell’Italia e deve sopportare sacrifici e persecuzioni (il paragone col Cristo sulla croce per il bene degli esseri umani ci sta tutto).

Di fronte a certi atteggiamenti fideistici non ha senso alcun tentativo di dialogo o di far aprire gli occhi: l’assioma di partenza di coloro che ripongono la loro fede in Berlusconi è “Noi non cambieremo le nostre convinzioni, qualunque cosa Berlusconi faccia”; ed è assolutamente così: ora che probabilmente è più difficile far passare il Presidente del Consiglio come un santo immacolato, scatta l’atteggiamento comprensivo e assolutorio nei suoi confronti.

 

Il peccatore va compreso ed aiutato. Ovviamente questo vale se il peccatore è Berlusconi; se ad esempio parliamo di Vendola (è omosessuale, vive nel peccato, non ce lo scordiamo!) non vale il discorso della comprensione, lì scatta invece la condanna. Ecco, l’altra caratteristica della persona di fede è  quella di ignorare di tanto in tanto le regole della coerenza e della logica.

Probabilmente comunque Berlusconi ed i suoi seguaci vivono nell’epoca sbagliata: perchè un Silvio Berlusconi in passato sarebbe potuto essere Papa e riunire in sé tutto, il potere politico e il potere spirituale, controllo sulla persona fisica e controllo sulle coscienze. Oggi diventare Papa è molto più difficile, ci sono più regole da rispettare, bisogna avere una certa condotta morale eccetera, ma nel Quattrocento, tanto per dire, era tutto più facile con le conoscenze giuste e Berlusconi sarebbe stato un Papa perfetto, un Rodrigo Borgia fatto e finito.

E la propensione alla sudditanza, all’amore verso il plutocrate che dimostrano certe fasce della popolazione è perfettamente compatibile con il popolino timorato di dio che viveva nel Medioevo, tormentato dalle frustrazioni della vita ma beato per l’adorazione verso il potente di turno.

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2011 in Senza categoria

 

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Parallelismi

Le fabbriche del disfattismo devono smetterla di produrre un’atmosfera di odio e pessimismoBerlusconi: disfattisti smettano di produrre odio e pessimismo – 24 dicembre 2009

Chi di fronte alla crisi economica e sociale cede alla sfiducia è un irresponsabile perché questa fa morire dentro, non risolve nulla, paralizza le forze, genera prostrazione, a volte porta a gesti disperati - Bagnasco contro il clima di odio e disfattismo – 31 dicembre 2010

Stavolta Berlusconi è arrivato prima della voce di dio, ritentare, prego.

 

Capodanno: Eaton; veglione in fabbrica per operai licenziati

Non vogliono abbandonare presidio neppure per San Silvestro

(ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 30 DIC – Festa di fine anno in fabbrica per i 304 operai della Eaton, dal 15 dicembre in mobilita’ e al momento senza la speranza di un altro anno di ammortizzatori sociali. Gli operai, che stanno occupando la fabbrica dal 6 ottobre scorso, hanno organizzato una cena con le loro famiglie per non abbandonare il presidio neanche nel giorno di S. Silvestro. In cucina ci saranno gli operai e il piatto forte sara’ la grigliata di carne: ”Una cena semplice – dice Alessio Castelli segretario provinciale Fiom Cgil – per stare insieme alle nostre famiglie e non abbandonare la protesta”. (ANSA).

Però mi raccomando, non abbandonatevi alla sfiducia, sennò Bagnasco se la prende a male.

 
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Pubblicato da su 1 gennaio 2011 in Senza categoria

 

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Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più

WIKILEAKS, FRATTINI: SU ITALIA DOCUMENTI DI SCENARIO

“Il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio”, si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa al termine del Cdm.

Frattini ha poi spiegato di avere appreso dal Dipartimento di Stato Usa che tra le prossime pubblicazioni del sito Wikileaks ci saranno documenti “di scenario” sull’Italia, che rischiano di danneggiarla sul piano internazionale.

Secondo il ministro nei documenti in questione “ci potranno essere valutazioni e fatti che possono colpire l’Italia in quanto attore internazionale”.

 

É così, c’è poco da fare. É in atto un complotto contro il nostro Paese.

Sto pensando che è tipico di chi si trova in difficoltà, chi ha bisogno di raccogliere consenso intorno a sé o semplicemente di chi ha bisogno di dirigere altrove l’attenzione delle persone, puntare il dito contro qualcuno “estraneo” al proprio gruppo, sistema sociale, ecc. Una volta lessi proprio una spiegazione al riguardo su un testo di sociologia, il nemico esterno serve a cementare l’unità di un gruppo ed indirizzare le pulsioni dei componenti verso l’esterno e non verso l’interno del gruppo stesso. Hitler verso gli ebrei, i bolscevichi verso “i nemici della rivoluzione”, possono essere gli esempi maggiori, abbinati a sistemi totalitari. Ma anche nelle democrazie (o pseudo tali) ne abbiamo esempi. Ad esempio c’è un Paese in cui è impossibile far bene il proprio lavoro, perché stampa, televisione, magistratura, arbitri e grattacheccari lavorano sempre contro, per nuocere agli interessi del Paese.

Adesso è saltato fuori anche questo complotto internazionale, che mette insieme un po’ tutto nel calderone, i rifiuti a Napoli, il crollo di Pompei, l’inchiesta di Finmeccanica. Mettiamoci anche il caso Sarah Scazzi, a questo punto. Tutto fa parte di un disegno contro l’Italia. Un po’ come parlare di mafia. Fa male al nostro Paese la mafia, pardon, volevo dire parlare della mafia. In fondo la mafia sta lì, se non ci pensi non te ne accorgi nemmeno dell’esistenza, no?

Come la questione dei rifiuti a Napoli. Perché mostrare sempre queste immagini? La monnezza c’è, lo sappiamo, perché ce la fate vedere anche in tv? Se ci chiudiamo in casa i cumuli per le strade non li vediamo più, ce ne scordiamo pure che esistono. Perciò, non fate gli anti-italiani, smettetela di mostrare le cose che vanno male, accendete la tv e guardate cose buone, divertenti, curiose. Come le notizie del tg1.

Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti, per piacere, no?

 

Ps, sempre a proposito dei rifiuti, vorrei ricordare a Frattini che quando al governo c’era il centrosinistra, le immagini dei rifiuti a Napoli erano cosa comune nei telegiornali. Immagino però che in quel caso il tutto non fosse parte del complotto.

 
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Pubblicato da su 27 novembre 2010 in Senza categoria

 

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Quel candidato è un pagliaccio

Nel caso del quale vi parlo, non dovrebbe essere considerata un’offesa.

Nelle elezioni politiche in Brasile (nelle quali, contestualmente alla scelta del nuovo presidente, si rinnova anche il Parlamento) il candidato deputato più votato è stato uno che di mestiere fa il clown.

Eccolo qui di fianco in tutto il suo smagliante splendore, il suo nome d’arte è Titirica ma si chiama Francisco Everaldo Oliveira Silva. Ha anche esclamato

Votate il deputato vestito da pagliaccio: molto meglio di questi pagliacci vestiti da deputato

In effetti potrebbe anche non avere tutti i torti.

Inizialmente questa storia mi ha fatto venire in mente l’episodio dei Simpson in cui Krusty il clown si candida deputato al Congresso, per aiutare i Simpson.

Poi dopo, più seriamente, ho pensato che noi un clown l’abbiamo fatto Presidente del Consiglio. Sì, saranno anche facili battute, ma vedendo queste cose come si fa a non pensarlo.

Poi considerando pure tutto il trucco ed il parrucco che si mette in faccia.

Sì, ce lo vedo proprio.

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2010 in Senza categoria

 

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La fine di Cesare

Sono anni che si continua a parlare della fine di Berlusconi e del suo circo di nani e ballerine; sembrano ora tutti in attesa, dopo le recenti tensioni interne al PDL, dell’agguato delle idi di Marzo, con Fini, Bocchino e soci a colpire a morte il ducetto e spegnere i suoi sogni da imperatore. Ma sarà vero? Non è la prima volta che viene dato per finito, ma è sempre tornato più forte che mai e con più capelli di prima. Come dimenticare il funambolico Capezzone nel 2006, che un minuto dopo l’uscita degli exit poll sulle elezioni si presentava in tv trionfante, per il suo quarto d’ora di celebrità, ad annunciare la morte politica del nostro. Qualcuno mi ricordi dove è ora Capezzone.
Lo si dava per finito l’anno scorso, una volta messi a nudo i suoi vizi privati, le sue performance notturne, le sue D’Addario di turno. Poi la bolla dello scandalo si è sgonfiata, la gente ha cominciato a dimenticare e anche dalle pagine de La Repubblica è scomparso ogni accenno alla vicenda che, è evidente, non fa più notizia.
Ora il clima sembra diverso, il re si sente accerchiato, gli scandali nella Protezione Civile, la scoperta della P3, il ghe pensi mi ed i modi autoritari (la nomina di ministri senza sentire il parere altrui) fanno crescere una insofferenza interna al partito, la sua creatura. Si fa largo una fronda interna che mal sembra sopportare il dispregio delle regole, l’accentramento del potere, il culto dell’illegalità (e torniamo all’eroe Mangano) di questo governo. Da più parti si attende “la spallata”, “il ribaltone”, si invocano “le larghe intese”; si contano i cosiddetti finiani, si parla di compravendita di deputati per lasciare il Presidente della Camera con quattro gatti, dall’altra parte si strizza l’occhio a Casini per indurlo a tornare, figliol prodigo, nella casa del Signore.
La fine del mito - Al di là degli inciuci e degli intrighi di Palazzo, sarà veramente giunta al capolinea l’epoca d’oro del berlusconismo? Sedici anni fa Berlusconi rappresentava l’uomo dei miracoli, l’uomo che veniva dai successi sportivi ed aziendali, che prometteva di rendere anche l’Italia come una sua azienda e trasferirci tutti in un gigantesco teatro dei sogni. Un re Mida moderno, che trasformava in figa ogni racchia che toccava. Può un imprenditore essere il Presidente del Consiglio? Per gli elettori sì; in fondo uno Stato non è diverso da una azienda; in fondo, se è ricco, non avrà bisogno di rubare allo Stato o di farsi corrompere; in fondo, anche se non sarà tanto pulito, se sta lì è perché è più furbo e più in gamba degli altri e l’Italia ha bisogno di qualcuno furbo ed in gamba. Questo, in sintesi, il sostegno dell’italiano medio, escludendo cento ed altre ragioni di interesse più particolaristico. Oggi questo mito vacilla, appare sempre più chiaro (a chi non se ne era ancora reso conto) che non esiste il bene pubblico per Cesare, ma l’interesse privato e che le porte del regno di Silvio per i comuni mortali non si apriranno mai.
L’alternativa? - La fine del mito, attenzione, non significa la fine politica del ducetto. Oggi se la rottura interna del Popolo del Libertinaggio fosse insanabile si potrebbe pensare anche alle elezioni anticipate (non prima però di aver sistemato intercettazioni e processi), contando, come si diceva sopra, la perdita derivante da una eventuale emorragia di finiani. Perdita a parte, chi è comunque in grado di fronteggiarlo alle elezioni? Ci è riuscito solo Prodi, riesumato da D’Alema e poi scaricato un paio di volte, l’unico capace di mettere d’accordo una coalizione eterogenea, ovviamente solo in vista dellìappuntamento con le poltrone: si sa che poi i deretani non hanno memoria e vengono meno al loro dovere una volta sottoposti alla pressione corpo-sedia; così la coalizione tanto difficilmente messa insieme si sfascia per ben due volte, permettendo il ritorno trionfale dell’uomo dei miracoli. Oggi la coalizione eterogenea non esiste più e difficilmente esisterà (il supergruppo Pd-Centro-Fini è una pura invenzione giornalistica per riempire qualche articolo), esiste un partito, il Partito Democratico, che dovrebbe essere il faro della sinistra. Se arriva a fare la luce di una candela è già tanto: il buio nelle menti della nomenklatura del partito è veramente impenetrabile.
E la Lega, intanto, sonnecchia e sorride.
 
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Pubblicato da su 27 luglio 2010 in Senza categoria

 

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Libertà di piazza, libertà di piazzismo

Il Pdl in piazza: «Siamo un milione»

Foto della piazza, ieri

Foto della piazza il 1° maggio 2009, notare la differenza

Se quelli di ieri erano un milione, allora al 1° maggio in proporzione dovrebbero essere tre milioni e più almeno (cosa impossibile).

Anche la Questura non è d’accordo coi numeri (come sempre, bisogna anche dire) e parla di 150mila persone. Gasparri risolve la questione facilmente:  «Siamo grati alle forze dell’ordine per il loro impegno oggi a Roma. Siamo meno grati al questore di Roma che evidentemente in preda a stress o in crisi etilica ha diffuso cifre false, in difetto, sui partecipanti alla nostra grande manifestazione»

É ovvio, il questore avrà festeggiato troppo col vino dei Castelli e ora non distingue più i numeri.

Gasparri ne saprà qualcosa, visto che (mi si perdonerà l’argumentatio ad hominem, ma quando ce vò ce vò) è lo stesso che confessò candidamente di votare spesso leggi che non capiva:

Comunque ricordatevi che l’amore vince sempre. E se non vince, sarà colpa di qualche arbitro comunista.

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2010 in Senza categoria

 

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Unione (?) Europea

C’è un tarlo in Europa.
Un tarlo che sta minando le travi che sorreggono l’Unione.
E’ il tarlo dello scetticismo, quello che con sapienza sintattica i giornalisti definiscono “euroscetticismo”.
Si perchè quello che ci dicono queste elezioni europee, al di là dei rituali commenti sulle cifre e sui partiti (su cui tornerò dopo), è che c’è qualcosa che non funziona nel processo di integrazione europea.
Andiamo a guardare innanzitutto la partecipazione: si sa che le europee, rispetto alle regionali e alle nazionali raccolgono meno partecipazione, ma il dato di questa tornata è indicativo: il 7% di partecipanti in meno rispetto al 2004:

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Ma in questa prospettiva gli italiani si dimostrano abbastanza virtuosi, perchè non va meglio negli altri Paesi, anzi: in Francia si è recato alle urne il 40.5%, in Germania il 43.3%, in Spagna il 44%. Il record negativo spetta alla Slovacchia col 19%.

Complessivamente è andato a votare il 43% dei cittadini europei aventi diritto al voto.
Se uniamo il dato con la crescita dei partiti cosiddetti “euroscettici” (adeguiamoci al dizionario comune), che spingono per un freno alla integrazione europea, è palese che il processo – ancora in divenire – di costruzione dell’Unione subisca un severo giudizio negativo da parte dell’elettorato europeo.

Ad avallo di questa considerazione potremmo anche aggiungere la bocciatura in passato della Costituzione europea al referendum in Francia ed in Olanda, e il successivo “no” al Trattato di Lisbona (che dovrebbe sostituire il progetto di costituzione) in Irlanda. Se il referendum si fosse tenuto in tutti i Paesi probabilmente i risultati sarebbero stati ancora più negativi.

La crisi economica degli ultimi mesi ha influito su questi risultati, soprattutto nelle nazioni dell’est Europa dove sono avanzati partiti antieuropeisti e nazionalisti: nell’individuare le cause della crisi economica in questi Paesi si è puntato il dito contro l’integrazone europea: l’analisi in realtà sarebbe più complessa di queste affermazioni, perchè senza l’UE probabilmente molti Paesi dell’est Europa che ora ne fan parte si troverebbero in acque ancor peggiori; ma di fronte alle paure dei cittadini, le proposte di sicurezza di una certa destra estrema appaiono concrete e affidabili e certi assiomi demagogici risultano poi difficili da smontare.

A Bruxelles avranno da lavorare, e tanto, per arginare i movimenti xenofobi e per rendere convincente il Trattato. Ne va del destino stesso dell’Unione; questo a cui assistiamo è il prezzo che si paga per la lontananza delle istituzioni comunitarie dai cittadini. E anche per la mancanza di informazione: l’uomo della strada cosa sa del Trattato di Lisbona?

Tralasciando i problemi europei, veniamo a quelle che son state, per la maggioranza delle persone, queste elezioni: e cioè puramente un costoso sondaggio politico. Certo, sicuramente più affidabile di alcuni sondaggi che davano percentuali bulgare al Pdl, sulla cui bontà adesso è lecito nutrire dubbi (i dubbi erano leciti anche prima, ma almeno ora ci son le urne che parlano chiaro, che non posson esser smentite).

Il dato che vien fuori è una conferma della crescita di quei partiti che, anche se su punti diversi, battono molto su temi che gli elettori sentono di più,  stiamo parlando di Lega* e Idv.

Pdl e Lega. Se da una parte il Pdl si conferma nel Sud d’Italia, raccogliendo da quel serbatoio di voti che prima fu della Dc, il Nord vede emergere il potere della Lega. Il successo del proprio partito può dar adito ai leghisti, nei prossimi mesi, di rilanciare le pressioni sulle questioni settentrionali, col Pdl che dovrà barcamenarsi tra le concessioni all’alleato – sempre più scomodo - e la necessità di non scontentare l’elettorato meridionale. Il fatto stesso che sia Bossi a dover rassicurare Berlusconi, dicendogli che con queste elezioni non è cambiato nulla, dà l’idea di un mutamento nei rapporti di forza, che a questo punto stanno decisamente prendendo la strada del nord. Non è improbabile che Berlusconi cerchi di ricucire il rapporto con l’Udc per cercare di cautelarsi costruendo attorno a sé un’alleanza più vasta e solida. Il partito di Casini, intanto, anche se ottiene una lieve crescita rispetto alle elezioni politiche, non sfonda e non riesce a tentare di proporsi come terza forza alternativa nel Paese. L’ipotesi di un ripensamento ed un ritorno alla vecchia alleanza, non è vaga.

Pd. Il Pd dal canto suo tira un sospiro di sollievo, perchè il temuto crollo non si è verificato, il partito perde voti ma rimane ancorato alla speranza di sopravvivere. Considerando che all’epoca della fuoriscita di Veltroni il Pd era accreditato di poco più del 20% – sempre che il dato del sondaggio sia affidabile – è segno che Franceschini è riuscito in qualche modo a salvarsi e a fare i compiti per l’esame di ottobre (quando verrà comunque silurato da D’Alema). Di fronte all’immobilismo veltroniano, chiunque avrebbe fatto di meglio. Franceschini stia quantomeno attento a non tirare troppo la corda, perchè già ora parla in termini quasi vittoriosi annunciando la fine del mito dell’invincibilità di Berlusconi. Tutti quelli che han parlato così son stati poi smentiti duramente. Quindi non è il caso di tirarsi la sfiga addosso.

* E’ doverosa una citazione per coloro che nel Meridione hanno votato la Lega.

Per chi non se ne fosse accorto, la Lega si è presentata anche nella circoscrizione Sud ed in quella delle isole, proponendo candidature di politici locali. Ce n’erano anche un paio di Napoli città, uno di Torre del Greco ed uno di Marigliano. Complessivamente, tra Sud ed Isole, la Lega ha raccolto poco meno di 50mila voti. Una miseria, certo, ma considerando che parliamo della Lega il dato è indicativo.

Un pensiero per i napoletani, candidati ed elettori Lega, da parte di Calderoli:

«Napoli non è Italia»

«Napoli fogna»

«Adesso basta con Noemi. Primo è di Napoli [...]»

Piccola nota a margine: il Partito Pirata, di cui avevo accennato quale post fa, in Svezia ha raggiunto il 7% e otterrà un seggio al Parlamento. Potrà portare in seno all’Assemblea così le istanze di chi si batte per una ridefinizione del copyright e per una cultura digitale libera. Complimenti.

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Pubblicato da su 8 giugno 2009 in Senza categoria

 

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