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Sto pensando…

  

Il mio gestore

…che pago 5 € in più al mese per l’adsl perché ho richiesto l’upgrade della linea da 7 a 20 mega, ma appena vengono giù due gocce d’acqua, rimango senza connessione o, se mi va bene, navigo a 56k.

Ormai mi annoio anche di chiamare il servizio clienti, puntualmente ti fanno rifare le stesse cose (per me) idiote, tipo: controlli i filtristacchi e riattacchi il modemstacchi e riattacchi il telefono, spenga e riaccenda il computerfaccia una giravolta, la rifaccia un’altra volta.

Una volta provai a minacciare per telefono di cambiare gestore: gira in rete questa leggenda metropolitana secondo cui, qualsiasi gestore telefonico o di servizi internet, per non perdere un cliente si metta a tua disposizione, addirittura arrivino regali (non so, ricarica gratis o altre cose così). Notizia: NON FUNZIONA. Almeno quando ho provato io, la tizia al telefono, con perfetto aplomb, mi disse Se vuole cambiare facciamo subito la richiesta. Comunque non migliorerà la situazione, la linea resta sui nostri cavi.

Colpito e affondato.

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2012 in Senza categoria

 

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Cosa è successo

In questo periodo è capitata una cosa di cui avrei voluto parlare quando sarebbe più stabile e definitiva; ma, visto che ormai l’esperienza procede verso una conclusione anticipata, tanto vale vuotare il sacco e raccontare tutto. Andiamo con ordine: circa 40 giorni fa vengo contattato dall’Ufficio Tirocini della mia Università, che mi comunica di essere stato selezionato per un tirocinio MAE-Crui, al Consolato d’Italia a Barcellona, presso cui avevo fatto domanda. Mi danno 3 giorni di tempo per decidere, non è pagato, non c’è un rimborso spese, l’alloggio anche debbo cercarmelo da solo. Ok. Io pondero i pro e i contro e poi decido di partire, pensando:

- avrò qualcosa da scrivere sul CV;

- è un’esperienza formativa;

- potrò perfezionare la lingua (anche se avendo studiato il castellano, forse Barcellona non era proprio la meta precisa, ma tant’è).

Quindi decido di fare quest’investimento: il 13 gennaio parto per Barcellona, alloggio in un ostello/albergo in attesa di trovare casa, mentre il tirocinio parte il 16. Ma già dopo il primo giorno mi rendo conto di che aria tiri: il Consolato è praticamente sotto organico, è oberato di lavoro, ci sono pratiche che si accumulano e non c’è manodopera sufficiente; i tirocinanti, quindi, sono una boccata di ossigeno per loro. Dopo pochi giorni di pensieri e ripensamenti,  giovedì 19 comunico al Console (mio tutor) la mia intenzione di andar via, lui mi dice di completare la settimana e pensarci: tempo sprecato, perché dopo due giorni sono ancor più convinto di andar via. Ieri gli ho comunicato la decisione irrevocabile e lunedì dovrebbe lasciarmi libero (già questo me le fa girare, perché io avevo l’albergo prenotato sino a domenica e speravo mi avesse lasciato libero subito).

La prova del fatto che qui siamo solo manodopera a costo zero l’ho avuta nel momento in cui ho lasciato il suo ufficio: ha convocato l’altra tirocinante che stava nell’ufficio dove stavo io, dicendole che da lunedì si occuperà anche delle mie mansioni. Tutto ciò cosa vuol dire? Che noi siamo qui perché c’è del lavoro da fare e che altri non fanno, altro che esperienza formativa. Io pensavo di arrivare qui e lavorare per me stesso, invece lavoro per il Consolato (c’è una sottile differenza), gratis, anzi, pagando perché è tutto a spese mie: questo scherzetto (che sarebbe durato 3 mesi), mi sarebbe venuto a costare come minimo 4-5000 euro (e non dandosi certo alla pazza gioia, io ad esempio ho pranzato con 7 euro e bevuto acqua di fontana per risparmiare). Oltretutto, non tutti i ragazzi hanno alle spalle una famiglia che può permettersi tale esborso: e allora cosa  fanno, si attaccano? Niente esperienza formativa per loro? Solo io la trovo una vergogna e una discriminazione?

È semplicemente assurdo lavorare gratis, il problema è che siamo in pochi a pensarla così: fin quando noi ragazzi saremo disposti a lavorare gratis (o addirittura pagando), questo sistema continuerà ad esistere, tanto pensiamo vabè faccio esperienza, vabè almeno non sto con le mani in mano, vabè vado all’estero…vabè il cazzo, questa è una VERGOGNA.

Io dal canto mio non farò più nulla gratis, faccio lo schizzinoso? Che ci volete fare, sono viziato, mi sento un principino, voglio essere pagato per il mio lavoro, abbiamo tutti le nostre cattive abitudini.

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2012 in Senza categoria

 

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Selezione naturale

Tanto per cambiare, anche questo Capodanno qualcuno ha realizzato di avere qualcosa di troppo nel proprio corpo (dita, mani, occhi) e, pertanto, ha pensato bene di rimuovere il superfluo in maniera esplosiva.

Sinceramente non ho pietà per queste persone (ovviamente non mi riferisco alle vittime incolpevoli, colpite fisicamente dall’idiozia altrui) e non approvo il tono triste o addolorato nel commentare  questi fatti. Per me, molto cinicamente, si tratta di selezione naturale: gli imbecilli arrechino pure dei danni alla propria persona, le persone intelligenti, invece, si mantengano sane proteggendo il loro dna.

Far esplodere “botti” per il gusto fine a se stesso di assistere compiaciuti alla deflagrazione è un atto idiota partorito da menti primitive che, come tali, dovrebbero soccombere all’evoluzione storica. Pertanto, io lancerei un invito: fatevi pure saltare in aria, c’è ancora troppa stupidità da rimuovere.

 
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Pubblicato da su 1 gennaio 2012 in Senza categoria

 

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“Questo è zen”

Molto tempo fa, uno studente cercava ogni giorno di capire il vero significato dello zen e, siccome non ci riusciva, il maestro lo colpiva continuamente con il bastone. Arrivò il giorno in cui l’allievo decise di partire per un viaggio, per riuscire a capire cosa fosse lo zen. Dopo un anno tornò dal maestro, e questo gli chiese: “Ora sai cos’è lo zen?“. Allora, il ragazzo rispose: “Sì, questo è zen“, e colpì il maestro con il bastone.

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Senza categoria

 

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Serie che sto seguendo

Apro la cartella Download sul pc e non mi ci raccapezzo più, ho scaricato (anche da pochi giorni) delle nuove serie anime e non mi ricordo cosa siano e a che punto stiano. Il fatto è che ho il vizio di aspettare che la serie sia completa prima di guardarla, non guardo i singoli episodi man mano che escono perché poi magari tra un’uscita e l’altra finisco per dimenticarmi la storia (oppure finisco proprio per dimenticarmi di seguire quella serie).

Quindi, allora, appiccico qui un post-it virtuale su ciò che sto scaricando adesso, in modo da avere tutto sottomano:

Ao no Exorcist (questo in realtà sarebbe completo ma debbo ricordarmi di scaricare i restanti episodi appena la connessione me lo permette)

Bakuman (8/25)

Boku wa Tomodachi ga Sukunai

Chihayafuru (9/25)

Hayate no Gotoku! (28/52)

Mawaru Penguindrum (14/24)

UN-GO (8)

Working’!! (7/13)

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2011 in Senza categoria

 

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Svarioni da questionario ISTAT

Revisionando i questionari del Censimento 2011 può capitare, a volte, di imbattersi in risposte “originali” o interpretazioni fantasiose delle domande poste nei moduli; preciso che con questo mio post non voglio in nessun modo prendere in giro le persone o atteggiarmi a professore: è solo qualche curiosità che si apprende svolgendo questo compito.

Può capitare, infatti, di imbattersi in dichiarazioni preoccupanti, tanto per dire: un signore, ad esempio, aveva dichiarato che sua moglie è, contemporaneamente

  • Coniuge dell’intestatario;
  • Convivente in coppia dell’intestatario;
  • Figlio/a del solo intestatario.

La cosa mi aveva allarmato, stavo per chiamare i servizi sociali, visto che questo sembrava un incesto dichiarato.

Poi c’è chi inserisce come data del matrimonio la propria data di nascita; magari trattasi di un matrimonio combinato, stile Apu & Manjula, ma programmato addirittura prima che i due nascessero!

Ma non è nulla in confronto a certe scoperte: un altro signore, alla domanda “A che titolo la sua famiglia occupa l’alloggio?” ha risposto con “Proprietà“, e fin qui tutto normale. Alla domanda successiva, cioè “Chi è il proprietario dell’abitazione?” ha risposto “Altro” aggiungendo tra parentesi “Deceduto“. Il signore sta dichiarando di essere uno zombie?

A proposito di confessioni: che dire di chi afferma di non lavorare e di non cercare lavoro e che poi risponde di recarsi ogni giorno al luogo di lavoro? Dev’essere Homer Simpson che risponde, io ci vado al lavoro – afferma – ma preciso di non fare nulla! Più onesto di così…

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2011 in Senza categoria

 

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Buona fine e buon principio

Francamente, non riesco a capacitarmi della fine dell’era berlusconiana; eppure il trionfalismo di questi giorni sembra dare per scontato che Silvio Berlusconi abbia chiuso col governo di questo Paese.

Io sono tra gli scettici; anzi, m’immaginavo che nel suo videomessaggio sarebbe comparso così


Io dico che non finisce qua: ha i mezzi per potersi ripresentare alle elezioni, per l’ennesima volta, come il salvatore della Patria, l’unto del Signore che ci aprirà le porte del regno di Silvio. Gli italiani hanno la memoria corta, sono propensi ai “giri di valzer” e soffrono di nostalgia immaginaria (questo a causa della memoria corta): ai loro ricordi se ne sovrappongono altri totalmente fittizi ma che richiamano alla mente un’età dell’oro perduta, per la serie “quando c’era Silvio…”. Tra qualche mese son sicuro che cominceranno ad apparire i primi nostalgici, tenete d’occhio i luoghi affollati (bar, mezzi pubblici ecc…) è l’habitat dove vive e si riproduce il nostalgico immaginario.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2011 in Senza categoria

 

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Censimento 2011

Sì, ok, è da un mese che dovevo parlare del censimento, nel frattempo che mi decido sarà già finito. Magari, perché il bello (o il brutto) deve ancora venire. Partiamo dagli inizi: per avere qualcosa da fare nel periodo post laurea (nel luuungo periodo post laurea, sarebbe il caso di dire), ho deciso di cimentarmi come Rilevatore per il Censimento 2011. Sono entrato in graduatoria e, dal 10 ottobre, presto servizio al Comune ritirando i questionari e assistendo nella compilazione. Già qui dovrei fermarmi per una precisazione: io e gli altri rilevatori, siamo senza contratto e, oggi 31 ottobre, ancora non si sa quando l’avremo. Teoricamente, io in questo momento sarei un tizio che passa per caso al Comune e si mette a prendere i questionari, dato che non ho contratto, tesserino (e dire che ho consegnato le fototessere un mese fa) e quant’altro.

Il 2° punto è che ancora non si è capito quanto dovrebbero pagarci: teoricamente, ogni rilevatore dovrebbe essere pagato in base ai questionari consegnati, tot euro per i cartacei, tot euro per quelli compilati online ma solo a seconda delle percentuali di restituzione ottenute:

Questo contributo sarà erogato ai Comuni in ragione di:

  • 6,00 euro per questionario di famiglia restituito al Centro Comunale di Raccolta o recuperato tramite rilevatore comunale;
  • 5,00 euro per questionario di famiglia consegnato ai punti di restituzione sul territorio;
  • 3,00 euro a questionario di famiglia restituito via web, ove il tasso di utilizzo del canale nel singolo Comune risultasse inferiore o uguale al 10%.

Nel caso il tasso di restituzione via web nel singolo Comune fosse superiore al 10% dei questionari validati dall’Istat, lo specifico contributo sarà corrisposto in misura pari a:

  • 4,00 euro per ciascun questionario restituito via web, se il tasso di restituzione via web risulterà compreso tra il 10,01% e il 15%,
  • 4,50 euro per ciascun questionario restituito via web, se il tasso di restituzione via web risulterà compreso tra il 15,01% e il 20%,
  • 5,00 euro per ciascun questionario restituito via web, se il tasso di restituzione via web risulterà compreso tra il 20,01% e il 25%;
  • 5,50 euro per ciascun questionario restituito via web, se il tasso di restituzione via web risulterà superiore al 25%.

Nella pratica, il Comune, una volta ricevuto il contributo dall’Istat, lo spartirà in parti uguali per tutti i rilevatori. Ma a quanto ammonterà questo contributo? Boh. No, non è mio il “boh”, è la risposta che otteniamo dai nostri responsabili.

Il dato positivo è che mi tengo impegnato, faccio qualcosa e alla fine mi diverto anche; per il momento, comunque, non è ancora iniziata la fase più complessa, cioè girare casa per casa consegnando i questionari rimandati indietro dalle Poste e (dopo il 20 novembre) sollecitare la restituzione. Sono curioso di vedere come andrà a finire quest’ultima cosa, quante porte sbattute in faccia troverò.

Le persone, comunque, non sono tutte collaborative: posso capire gli anziani, posso capire che i questionari non siano stati concepiti in modo perfetto, ma esistono molte persone che non si prendono manco la briga di leggere cosa c’è scritto. Se, di fianco il quadratino della risposta, c’è una freccia rossa e la scritta andare a domanda 6.13 , perché continuare a riempire tutte le altre caselle, quando non è richiesto? Il 90% delle persone riempie le caselle che non dovrebbe e non le salta, anche se espressamente indicato. La cosa più bella è quando le persone si innervosiscono perché vogliamo guardare il questionario davanti a loro: io sono venuto solo per consegnare, perché devo aspettare?! Urlano. Poi apriamo il questionario e troviamo firma mancante, dati mancanti e così via. Non comprendono che è meglio aspettare 5 mn in più lì che dover essere ricontattati o doverli andare a ripescare a casa.

Per fortuna, questi casi di persone irrequiete sono rari. I migliori, comunque, sono gli anziani che vengono a farsi compilare il questionario, sono pazienti e disponibili e ringraziano con calore per l’aiuto.

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2011 in Senza categoria

 

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Nonciclopedia e l’umorismo fascistoide

Su Nonciclopedia campeggia oggi una battuta su Simoncelli che evito di riportare per non fare ancor più pubblicità (tanto oramai è nota a tutti e divulgata nella rete).

Mettendo un attimo da parte questa battuta (sulla quale tornerò dopo), volevo scrivere una considerazione su Nonciclopedia che avevo in serbo da tanto tempo; su questo portale ci sono alcune pagine ben fatte ed anche divertenti, ma molte, bisogna constatare, fanno ridere poco e niente. Sono equiparabili alle scritte sul muro nei bagni della scuola, del tipo “Gino puzza” o “Gina è una zoccola”. Possono anche far ridere, ma non sono molto intelligenti; chi non partecipa a questo bullismo virtuale, è accusato di essere un rosicone, un bimbominchia, una persona senza senso dell’umorismo. Sinceramente, sembrano più da bimbominchia alcune battute.

Gli autori si giustificano dicendo di far satira, dimenticando che la satira è diretta contro il potere e contro i potenti; prendersela con le vittime, con i deboli, è umorismo fascistoide, è un atto prevaricatore e violento, è bullismo, chiamatelo come volete. E non possono giustificarsi parlando di humor nero, anche perché vorrei capire quanti degli autori di Nonciclopedia siano degli esperti della risata che possano permettersi di fregiarsi del titolo di umorista e trincerarsi dietro di esso.

Scriveva a tal proposito Luttazzi:

L’umorismo è sospensione del sentimento e può arrivare fino al grottesco più cinico; ma se sei cinico a spese di una vittima e ne prendi in giro la sofferenza, fai umorismo fascistoide, cioè eserciti una violenza.

Tutto ciò non vuol dire che non si possa fare umorismo su avvenimenti tragici: ma la differenza la fa il bersaglio della risata. La battuta su Simoncelli è diretta verso la vittima del fatto tragico, non è umorismo, è solo un atto fascistoide. Allora non si possono rompere dei tabù? Sì, si possono rompere, ma, per l’appunto, dipende dal bersaglio. La vignetta di Vauro sul terremoto in Abruzzo (che riporto più sotto) fece scandalizzare tanti benpensanti, ma non prendeva in giro né rideva delle vittime. Quella era una satira contro il Governo, è questa la differenza.

Chissà se tutti gli autori di Nonciclopedia abbiano ben chiaro la differenza su cosa sia umorismo e come vada fatto.

Quando esplose il caso di Vasco Rossi contro il portale, che portò all’auto-oscuramento di Nonciclopedia, io me la presi con il cantante, in quanto non ne condivido i modi (oltre a non avere simpatia per la sua persona); ma dirò, sinceramente, che se domani Nonciclopedia dovesse chiudere, non me ne dispiacerà affatto, non ne sentirò la mancanza, l’umorismo non ne perderà, anzi, forse ne guadagnerà. Per quanto mi riguarda, i suoi autori possono tornare a scrivere sui muri dei bagni delle scuole.

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2011 in Senza categoria

 

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Sì, avevo promesso di parlare del censimento, poi me ne son scordato; rimandiamo a quando dovrebbe cominciare effettivamente questa storia (cioè il 9 ottobre).

La notizia di oggi è che Berlusconi chiamerebbe il suo nuovo partito “Forza gnocca“.

No non è questa la notizia (anche perché non rappresenta nessuna novità): il fatto è la scomparsa di Steve Jobs. Non voglio mettermi a fare una biografia online, un necrologio, un post alla memoria…no. A questo ci sta pensando un miliardo di persone minimo sul pianeta. Diamo per scontato che Job sia stato un grande innovatore, un genio, ecc., perché è una cosa che tutti riconoscono e pone Jobs al livello di qualsiasi altro grande inventore del passato (lasciamo stare che magari non sia tutto lavoro suo o che ci siano stati altri prima, ma è comunque chi perfeziona e rende fruibile qualcosa il “padre” – seppur adottivo – dell’invenzione. E questo va tributato a Jobs).

Questo è stato. Ciò che è adesso (ed era pure prima, ma ora aumenterà a livello esponenziale), è il culto ideologico verso la Apple e Jobs. Un culto che mi spaventa perché rappresenta l’apoteosi del capitalismo sfrenato (di cui Jobs era un sapiente interprete) che sottrae capacità di giudizio alle persone (del resto, diceva Jobs: non è il lavoro dei consumatori sapere quello di cui hanno bisogno), che ben si esplicita in ciò che oggi è la mela con i suoi prodotti. Non nego la loro qualità, anzi, ma la Apple vende perché è cool. È questo il dato, quante persone che hanno in mano l’Iphone ne sfruttano il potenziale? E quanti ce l’hanno in mano come scimmie giusto per godersi le cazzate? Allora il culto in questo caso diventa qualcosa di sbagliato, come portare il maglione griffato giusto per far vedere che ce l’hai. E io disprezzo costoro: invidia perché non posso permettermi le loro cose? Io in verità cerco di non privarmi di nulla, nei limiti del sensato. Ascolto la musica eppure non ho speso una barca di soldi per un I-pod. Ooooooh, ma come fai???? Mi scriverà il bimbominkia. Ecco un esempio di ciò che ho letto in giro

l’ipod è una cosa unica e straordinaria…per veri intenditori…nn importa se il prezzo minimo superi di gran lunga i 100€ l’ipod è la musica…la musica è l’ipod…l’ipod ti cambia il modo di vedere le cose

Quindi senza l’I-pod non esiste la musica, ok. Addirittura ti cambia il modo di vedere le cose, cazzo, cos’è, un libro di Erich Fromm? Tanto poi che fa che costi tanto…questi sarebbero gli appartenenti alla generazione de “noi la crisi non la paghiamo”. Però poi pagate per comprare le cose di tendenza, quelle sì, perché sono cool. Perché dico ciò? Perché simili commenti li leggo sulla pagina FB di XL, un giornale che pare tanto indie-alternative-indignados-lacrisinonlapaghiamo-ministrobrunettafaischifo e poi scrive in bacheca: quale invenzione di Steve Jobs vi ha cambiato la vita? con tanto di foto di prodotti Apple. Sottomessi, come tutti, all’ideologia del consumismo; già il fatto che presupponga di “cambiare la vita” (senza non puoi farne a meno!) è indicativo.

Mezzo secolo fa veniva pubblicato Miti d’oggi, il saggio con cui Roland Barthes analizzava la società di massa degli anni Cinquanta. Sotto la sua lente, gli oggetti della vita quotidiana e dei media diventavano la chiave di lettura per capire il proprio tempo e la propria società.

Per Barthes, il mito non sta nelle cose in sé, ma nel modo in cui esse vengono comunicate. Il principio della cultura di massa “sta nella capacità di trasformare il culturale in naturale”. Ciò che è stato artificialmente costruito diventa, attraverso la comunicazione di massa, qualcosa che ci appartiene indissolubilmente.

I sordidi incontri di catch nelle periferie parigine, la bistecca al sangue e le eterne patate fritte, la pubblicità dei detersivi iperschiumosi, gli antichi romani nei film di Mankiewicz, l’epopea ciclistica del tour de France, le rubriche astrologiche nelle riviste femminili, la Citröen DS, il viso algido di Greta Garbo nella Regina Cristina, lo strip tease al Moulin Rouge, Gide in vacanza sul fiume Congo che legge Bossuet, le fotografie di pietanze ornamentali sui giornali di cucina, l’operaio di Chaplin in Tempi moderni, la capigliatura dell’Abbé Pierre, i monumenti e i ristoranti delle guide turistiche, la spasmodica ricerca degli extraterrestri, il cervello di Einstein conteso fra le università americane, l’invenzione della plastica, le tautologie della critica teatrale accademica, la stupefacente velocità dei jet, il consumo rituale del vino e le purificazioni del latte, le immagini dei candidati nei manifesti elettorali…

Gianfranco Marrone

Alla lista, si può benissimo aggiungere la mela morsicata…

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2011 in Senza categoria

 

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